lavoro notturno

Lavoro notturno e possibili effetti sulla salute riproduttiva

Il lavoro notturno si inserisce nell’ambito dell’organizzazione del lavoro e richiede specifiche accortezze poiché può rappresentare uno specifico rischio professionale. Diversi sono i settori coinvolti, tra questi: sanità, vigilanza, industria alimentare, trasporti, logistica e metalmeccanica, turistico/alberghiero; dai dati Eurispes sono circa 2,5 milioni i lavoratori notturni in Italia.

Alcuni processi fisiologici sono regolati dai ritmi circadiani e questa sincronizzazione, in larga parte controllata dall’alternanza luce/buio, incide sui livelli di melatonina, secreti dalla ghiandola pineale.

Lavorare in modo continuativo nel periodo notturno si accompagna ad una ‘desincronizzazione’ dei ritmi biologici, sociali e familiari, che, come indicano diversi studi in letteratura, può aumentare l’insorgenza di problemi di salute.

Il sistema endocrino e la funzione riproduttiva, in particolare, sono stati indagati come nuovo target di una esposizione protratta a lavoro notturno, sono state pubblicate indagini diverse, sia sull’uomo che sulla donna, per comprendere in quale misura possa rilevarsi un effetto avverso in correlazione con il lavoro notturno.

In generale, gli studi sulla popolazione femminile hanno evidenziato l’insorgere di alterazioni mestruali, tanto più evidenti quanto più consistente è l’anzianità lavorativa. Queste alterazioni hanno mostrato, in studi specifici, anche indici di rischio maggiori per un aumentato tempo di attesa nel concepimento, menopausa anticipata e insorgenza della sindrome dell’ovaio policistico.

Le indagini sulla popolazione maschile sembrano presentare esiti meno univoci. Alcune indagini identificano nella ridotta qualità del sonno notturno, in particolare in un tempo di sonno notturno inferiore alle 6 ore, un fattore di possibile rischio per la riduzione della qualità del liquido seminale, in modo particolare per la concentrazione spermatica e la motilità degli spermatozoi.

MISURE DI PREVENZIONE

L’organizzazione dei turni di lavoro, e quindi del lavoro notturno, è regolamentata da accordi presenti nella contrattazione collettiva in diversi comparti produttivi. Questo comporta un grado di discrezionalità da parte del datore di lavoro per gestire l’organizzazione del lavoro in modo funzionale per l’attività lavorativa specifica. Comunemente non sono presenti delle rigidità che vincolino a turnazioni definite. All’interno di tale possibile variabilità è centrale che siano chiare le misure di prevenzione e protezione che possono andare a ridurre le alterazioni circadiane e quindi possibili eventi avversi. In tutti i casi, il consenso e il coinvolgimento dei lavoratori notturni sono essenziali nell’organizzazione di questi orari.

L’organizzazione del lavoro gioca, quindi, un ruolo centrale nella gestione del rischio da lavoro notturno e nell’adozione di turni e tempistiche che consentano di minimizzare i possibili rischi per la salute e la sicurezza. Le linee guida emanate da organismi nazionali e internazionali contribuiscono a suggerire schemi di comportamento che consentono di aumentare il benessere dei lavoratori stessi.

Interventi compensativi riguardano ad esempio: la riduzione delle ore di lavoro notturno; l’incremento del numero dei riposi compensativi; la possibilità di passaggio al lavoro diurno ad intervalli periodici o in modo stabile dopo un determinato numero di anni; garantire un adeguato training per i lavoratori; messa a disposizione di appositi spazi/ stanze tali da consentire il godimento di brevi pisolini in rapporto al tipo di lavoro.

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